Św. Antoni Maria Zaccaria

Św. Antoni Maria Zaccaria

PREGHIERE alla Madre della Divina Provvidenza

INDICE:

Luigi M. Manzini B

IL CULTO DI MARIA SANTISSIMA

MADRE DELLA DIVINA PROVVIDENZA

AUSILIATRICE DEI CRISTIANI

VENERATA IN S. CARLO AI  CATINARI IN ROMA

E NELLE ALTRE CHIESE DEI BARNABITI

PREGHIERA

Vergine Maria, Immacolata Madre della Divina Provvidenza, guidami sulla via della santità, nel compimento della volontà di Dio. 

Sii mio rifugio, mia difesa nel pellegrinaggio della vita: consolami nelle afflizioni, assistimi nei pericoli e dammi forza nelle avversità.

Ottienimi, o Maria, il rinnovamento del cuore, perché diventi una degna dimora del tuo Figlio Gesù; aiutami nella lotta contro il peccato, la tiepidezza spirituale, la paura di professare apertamente la fede cristiana. Liberami dall’orgoglio, dalla vanagloria, dall’egoismo che impediscono l’efficacia della tua protezione. 

O dolcissima Madre di Provvidenza, volgi il tuo sguardo su di me, e se per debolezza o per cattiva volontà ho provocato la giustizia divina e amareggiato il Cuore amabilissimo di Gesù, tu coprimi con il manto della tua misericordia e otterrò salvezza. 

Tu sei la Madre provvida, tu la mia speranza sulla terra! Fa che io possa averti Madre di gloria in cielo. 

Con approvazione ecclesiastica

 

I – PROVVIDENZIALE INTERVENTO (1)

La chiesa di S. Carlo a’ Catinari, che i Barnabiti avevano incominciato nel 1611, quindici anni dopo mancava ancora del presbitero e della facciata e, per difetto di mezzi, non si vedeva modo di continuare i lavori.

Il P. Biagio Palma, superiore del Collegio (2), per ottenere da Dio lume e guida alla ricerca dei fondi necessari, ebbe l’idea di recarsi a piedi a Loreto. Ne chiese licenza al P. Provinciale e, avutala, partì con un compagno da Roma il 20 aprile 1626.

Giunto al santuario celebrò nella S. Casa, nella quale aveva detto la prima S. Messa, e vi passò la giornata in preghiera. Poi riprese la via del ritorno.

Quando fu presso l’eterna città, si sentì ispirato a rivolgersi al card. Leni (3), il quale non aveva parenti stretti a cui lasciare il suo vistoso patrimonio. Rientrato a S. Carlo il 7 maggio, subito si mise a stendere un pro memoria da presentare al cardinale per mezzo di Carlo Barberini, nipote di Urbano VIII. Attese poi che il principe, allora infermo, potesse riceverlo.

Ma il 13 maggio, passando davanti al palazzo del cardinale, si sentì ispirato a chiedere direttamente un’udienza. Gli fu concessa. Espose allora candidamente la necessità in cui si trovava, il pellegrinaggio a Loreto, l’ispirazione di rivolgersi a lui. Il Cardinale però gli rispose che arrivava troppo tardi, avendo già destinato i suoi fondi ad altra fabbrica.

Nonostante questa risposta tutt’altro che incoraggiante, il Padre non si perdette d’animo e, vedendo che poco poteva contare sulla mediazione del Barberini tuttora indisposto, il 20 agosto si ripresentò.

Da allora le visite si susseguirono: oltrepassarono la trentina, e l’accoglienza fu sempre più cordiale e pro- mettente.

Verso la fine di ottobre del 1627 il Cardinale si ammalava e il 3 novembre, ricevuti i Santi Sacramenti e assistito dallo stesso P. Palma, rendeva l’anima a Dio.

Aperto il testamento, fatto pochi giorni prima, si trovò che in esso il Cardinale lasciava ai Barnabiti parte de’ suoi beni per il compimento della chiesa di S. Carlo.

Con questo e con altri aiuti si ripresero i lavori, e verso la metà di quel secolo il tempio era interamente costruito, compresa la bella facciata del Soria. Maria SS. aveva premiata la fiducia del P. Palma, mostrandosi fin d’allora vera Madre di Provvidenza per i Barnabiti di Roma (4).

II - DONO AI BARNABITI DEL QUADRO DI MARIA SS. DEL GAETANO (5)

I Barnabiti dal 1596 officiavano in Roma, ove è ora piazza Colonna, la piccola chiesa di S. Paolo.

Nel 1659 Alessandro VII, desiderando sistemare quel quartiere, che per la sua centralità era popolatissimo ma poco sano, deliberò di ampliare la piazza dandole la forma attuale, e permettendo a’ suoi nipoti Chigi di innalzarvi il loro monumentale palazzo.

La chiesetta di S. Paolo alla Colonna fu quindi sacrificata.

Il Superiore P. Gabriele Fanti, che aveva inutilmente tentato di salvarla, ne fece staccare un’immagine frescata di Maria SS., ivi molto venerata: portata a S. Carlo a’ Catinari, venne posta nel muro in capo a una scala.

Nel 1677 il P. Landriani pensò di metterla in maggiore onore e collocarla sull’altare del coretto superiore, dove la comunità soleva raccogliersi per i suoi esercizi di pietà (6). Ma mentre l’architetto la staccava da quel muro, gli sfuggì di mano e si ruppe tutta quanta. Spiacentissimo della perdita di un’immagine che sapeva tanto cara ai Padri, volle tosto compensarli, e regalò loro una tavola di Scipione da Gaeta rappresentante la Madonna col Bambino. Gradirono i Padri quella tavola e la collocarono sull’altare del coretto, dopo averla ornata di una splendida cornice (7).

III - L'AUTORE

Autore del quadro è Scipione Pulzone detto il Gaetano, perchè nato a Gaeta, probabilmente nel 1550. Nel 1569 era a Roma per studio con Jacopino del Conte.

Nel 1578 fu eletto console dell’Accademia di S. Luca; nel 1579 fu iscritto alla confraternita dei Virtuosi del Pantheon, di cui nel 1582 venne eletto reggente.

Fu stimato ritrattista: è celebre il suo ritratto della famiglia Colonna. Morì a Roma verso la fine del cinquecento. E’ sepolto in S. Spirito in Sassia, dove gli fu eretto un monumento da Jacopo Zucchi (8).

IV - IL QUADRO

Non dispiacerà rileggere, qui riferita in parte, la descrizione che ne ha fatta il P. Ghignoni, anima d’esteta, in grado di gustare e far gustare le opere d’arte (9).

« L’originale è in tela e rappresenta la Madonna e il Bambino Gesù in grandezza naturale. La figura della divina Madre arriva solo alla cintola. Una lista di tela nella parte inferiore del quadro, con parte dell’avambraccio e della mano destra della Madonna e un poco del manto parrebbe un’aggiunta…, forse dovuta all’esigenza della cornice in cui si volle inquadrare l’immagine…

Dalla mezza figura s’indovina Maria seduta. Tiene fra le braccia e si stringe amorosamente al seno il piccolo Gesù e a Lui volge gli occhi con adorante compiacenza. Ha il capo un poco reclino e le braccia e le mani bellissime sono conserte nell’amplesso.

Gesù anch’Egli è tutto volto alla mamma, a cui (anche questo s’indovina dall’atto del capo) sta poggiato a mezzo sulle ginocchia. La testina è di profilo con un’agile mossa nella bocca sorridente e coi capelli d’oro e lisci che Raffaello prediligeva, lumeggiati in modo che il capo ne prende consistenza e gira con evidente rilievo. Del Bambino si vede, oltre il capo, un poco della spalla e una manina, posata con delicata confidenza sulla mano materna.

I panni corrispondono al resto per bellezza. Maria è in veste purpurea e in manto azzurro. Il manto, scorrente lungo il collo, le scende sulla spalla sinistra e sul braccio, mentre le gira sotto il braccio destro avvolgendo le piccole membra di Gesù toccate da un candido lino.

Il capo della Vergine è velato, e il velo è bianco, lievissimo, e con lievissime pieghe sfiora le guance, il collo e le spalle di Maria. Ogni linea e il colore sottostanti ne traspaiono, appena attenuati, con grande maestria, nel disegno e nella tonalità.

Un’anima cristiana non può davanti al quadro del Gaetano rimanere fredda, non sentirsi di fronte ad una visione quasi celeste (10).

Il Gaetano seppe cogliere e fermare in un’opera d’arte un momento di estasi materna, una di quelle estasi che ogni donna che è anche madre conosce. Ma seppe con la bravura dell’arte, non soltanto esprimere quello che intuì come uomo, ma evidentemente quello che sentì come uomo pio; e cioè che la donna che ritraeva era più che donna; la madre, di cui indovinava e coloriva i gaudii, era più che madre, la Vergine madre, la madre di Dio; e che quegli occhi misericordi e pietosi che egli voleva si figgessero negli occhi del bambino Gesù, vedevano in quel bambino innumerevoli altri figli poverelli e mesti, quanti quel Bambino avrebbe redento a prezzo di martirio e di sangue » (11).

V - IL P. MAFFETTI ESPONE AL CULTO COPIA DEL QUADRO (1732)

Nel 1732 (12) il P. Gennaro Maffetti (13), parroco di San Carlo, leggendo la relazione del P. Palma sopra il modo provvidenziale con cui s’era potuto ultimare la chiesa, ebbe l’ispirazione di esporre ai fedeli quell’immagine del Gaetano, e fattane dipingere una copia (14), la collocò in un piccolo corridoio che dalla chiesa metteva nel convento, e vi pose sopra la scritta: «Mater Divinae Providentiae » (15).

Pur essendo mal collocata, quella immagine attirò tosto l’attenzione devota dei fedeli con atti di culto così straordinari per grazie che si dicevano ottenute, che l’anno successivo si celebrò una Messa solenne della Madre della Divina Provvidenza (16).

Il P. Maccabei fece chiudere quel corridoio e lo ridusse a cappella con altare in pietra, e il P. Generale Gazzoni il 28 giugno 1742 vi celebrava per il primo il santo sacrificio (17).

VI - TITOLO DI MADRE DELLA DIVINA PROVVIDENZA

A Maria SS. certamente conviene questo titolo, così glorioso per Lei, così consolante per noi. Poichè è Madre di Dio, è pure Madre della Provvidenza che è uno dei più manifesti attributi divini, su cui più insistentemente richiama la nostra attenzione e fiducia il Divino Maestro. Essendo Dio provvidentissimo, ha cura delle cose create, e le conserva e dirige tutte al proprio fine, con sapienza, bontà e giustizia infinita.

Già nell’Antico Testamento Dio ha rivelato con espressioni delicatissime questo suo attributo. A Gerusalemme che si lamentava di essere abbandonata dal Signore, Egli disse per mezzo di Isaia: «Può forse una madre dimenticarsi del figlio suo? Se anche ciò fosse possibile, non io certo mi dimenticherò di te » (18). E Gesù Cristo nel S. Vangelo, dalla generosità con cui Dio veste i gigli del campo e nutre gli uccelli dell’aria, trae argomento a provare la cura e provvidenza divina per gli uomini (19).

Ora di tale Provvidenza è piaciuto a Dio di costituire ministra Maria SS., che, essendo Madre di Gesù, ha potere sul cuore di Lui. Ne è prova la conversione dell’acqua in vino alle nozze di Cana, il primo miracolo operato da Lui per la mediazione e quasi comando della Madre Sua.

Ella è pure Madre nostra e quindi la più indicata per essere a noi la provvida dispensatrice delle grazie divine. Maria SS. infatti ha sperimentato in grado sommo il dolore, ha cuore materno sempre disposto a venire in nostro soccorso, e, come Regina del mondo, ha da Dio potere per sovvenire a tutti i nostri bisogni.

Tale è la dottrina cattolica, di cui fu principale banditore S. Bernardo, sul cui labbro l’Alighieri pone la splendida professione di fede nel potere di cui la Provvidenza ha investito Maria:

«Donna, se’ tanto grande e tanto vali, Che qual vuol grazia, ed a te non ricorre, Sua distanza vuol volar senz’ali:

La tua benignità non pur soccorre A chi dimanda, ma molte fiate Liberamente al dimandar precorre.

In Te misericordia, in Te pietate, In Te magnificenza, in Te s’aduna Quantunque in creatura è di bontate (20).

VII - SVILUPPO DEL CULTO

La devota immagine e il bel titolo di Madre della Divina Provvidenza eccitarono la pietà dei Romani, che si rivolsero alla Madonna, invocandone l’aiuto nelle loro necessità spirituali e temporali. La loro fiducia non rimase delusa: ne seguì una nobile gara tra la divina Madre e i suoi figli di adozione. Molte furono le grazie ottenute (21), e generosa la corrispondenza dei devoti, attestata con offerte di cera, ex voti e denaro, per crescere sempre più il culto alla venerata effigie.

Il 7 settembre 1734 il P. Maffetti adornò l’umile cappella con bracciali per le candele offerte dai devoti.

La seconda domenica di novembre, in cui allora si festeggiava il Patrocinio di Maria SS., fu in seguito celebrata con maggiore solennità.

Tanto crebbero le offerte dei fedeli che fu necessario incaricare una persona apposta per riceverle e amministrarle. Si sentì presto, come si è detto, la convenienza di erigere dinanzi al quadro un altare su cui celebrare la santa Messa.

La frequente celebrazione dei divini misteri nel piccolo santuario, servì ad accrescere mirabilmente la devozione alla Madre della Divina Provvidenza.

Da ogni parte si accorreva a S. Carlo, specialmente nei sabati e nelle feste della Vergine, per accostarsi in suo onore ai SS. Sacramenti, e raccomandarsi a Lei e attestarle la propria riconoscenza.

La fama di quell’immagine così prodigiosa si diffuse anche fuori di Roma, e dai paesi vicini e lontani si accorreva in folla a venerare la Madre della Divina Provvidenza. I pellegrini venivano spesso in lunga fila, a piedi nudi, recitando salmi e rosari, o meditando le glorie di Maria.

Giunti a S. Carlo baciavano la soglia del tempio e non sapevano staccarsi da quel santuario, dando sfogo al loro amore alla Madonna, cantando: «Viva, viva la provvidenza di Maria » (22).

VIII - L'ARCICONFRATERNITA

Sebbene altri ornamenti si fossero aggiunti alla cappella e tanto aumentato fosse il numero dei devoti, ancora non esisteva un’Associazione canonica che santamente li unisse; non praticavano atti determinati di ossequio verso la comune Madre celeste, nè godevano di alcuna Indulgenza. Si pensò quindi di ottenere dalla S. Sede l’erezione canonica di una Confraternita sotto il titolo della B. Maria Vergine della Provvidenza.

Benedetto XIV (23) con Breve del 25 settembre 1744 istituiva la detta Confraternita è l’arricchiva di indulgenze (24).

Gregorio XVI, annuendo alla domanda rivoltagli (25), accordava, il 25 gennaio 1833, per mezzo del cardinale Vicario Placido Zurla, che al titolo di Madre della Divina Provvidenza si aggiungesse quello di Ausiliatrice dei Cristiani (26), e concedeva che la Confraternita godesse di tutti i privilegi di cui altre simili Pie Unioni erano state favorite da Innocenzo XI, Pio VI, Pio VII e dallo stesso Gregorio XVI (27).

Questi, a richiesta dei Barnabiti, con Breve 16 luglio 1839, innalzava il Sodalizio al grado di Arciconfraternita con tutti i diritti e privilegi già concessi da Innocenzo XI il 18 agosto 1684 alla Confraternita di Monaco (28), e accordava in perpetuo al P. Generale dei Barnabiti l’autorità di aggregare a questa primaria di Roma altri Sodalizi e Confraternite erette in qualunque parte del mondo sotto questa medesima invocazione (29).

IX PRIME FESTE SOLENNI (1799, 1807, 1815)

L’anno 1799, appena Roma e l’Italia poterono respirare dopo le immediate conseguenze della rivoluzione francese, si resero ovunque grazie all’Altissimo. Il 10 novembre, ricorrenza del Patrocinio di Maria SS., premesso un solenne triduo, si celebrò in S. Carlo, con incredibile concorso di popolo e frequenza ai Sacramenti, la festa della Madonna della Provvidenza.

Vennero pure nobili pellegrini per invocare l’aiuto della Vergine e renderle l’omaggio della loro riconoscenza. Il 23 aprile 1801 i reali coniugi Carlo Emanuele IV re di Piemonte e la Ven. Maria Clotilde, cacciati dal regno per i moti rivoluzionari, e rifugiati a Roma, si raccomandarono alla misericordiosa provvidenza di Maria. Celebrò la santa Messa e li comunicò il card. Gerdil, antico precettore di Carlo Emanuele.

Più tardi anche la regina di Toscana, Maria Luisa di Borbone e il figlio Luigi vennero a ringraziare Maria SS. della visibile protezione loro concessa, e offrirono ricchi ex voto.

Altra festa di ringraziamento si celebrò nel 1807. Pio VII indisse un triduo di preghiere nei Santuari romani della Vergine per implorarne il patrocinio nelle difficoltà in cui versava allora il Pontificato. Tra le chiese scelte dal card. Vicario Giulio della Somaglia fu quella di S. Carlo, perchè «in essa si venera la prodigiosa effigie di Maria Madre della Divina Provvidenza » (30). Il triduo si tenne con pompa e divozione grande, e si chiuse.con la festa celebrata il 12 settembre.

Tutte le precedenti superò la solennità del 2 febbraio 1815. Essendosi non poco deteriorata la cappella della Madonna, si pensò di ridurla a migliore forma e adornarla convenientemente. Trasportata la cara immagine all’altar maggiore, si incominciarono i restauri.

Questi finiti con generale soddisfazione, premessa una novena predicata in forma di esercizi dai PP. Cadolini e Ungarelli, il giorno della Purificazione, prima ancora che albeggiasse, si dovette aprire la chiesa per la ressa dei fedeli che desideravano accostarsi ai santi Sacramenti. Dieci barnabiti da quell’ora a mezzodì furono assidui al confessionale. Celebrò la santa Messa della Comunione generale il P. Fontana (31): vi si distribuirono sei grandi pissidi di particole consacrate. Al pontificale seguì la solenne processione in piazza e il trasporto della sacra Effigie alla cappella leggiadramente illuminata.

La chiesa a stento potuta chiudere passato il mezzogiorno, si dovette riaprire poco dopo per soddisfare la pietà del popolo, di cui il vasto tempio fu tosto gremito. Un’ora prima dell’Ave Maria venne lo stesso Pio VII: l’avevano preceduto ben dodici Cardinali. Il Pontefice, indossati i sacri paramenti, intonò l’inno del ringraziamento e impartì la Benedizione eucaristica. Rientrato in sacrestia e ammessi al bacio del piede i Barnabiti e parecchi altri, volle ritornare in chiesa, e recatosi alla cappella si prostrò a dare sfogo al suo cuore riconoscente, attribuendo al patrocinio della Vergine il proprio ritorno all’eterna città. In segno della sua gratitudine arricchì l’altare con privilegio quotidiano in perpetuo, come ricorda l’iscrizione, dettata dal P. Ungarelli, all’ingresso della cappella (32).

Pure in occasione del colera, che infierì anche in Roma nel 1837, si pregò la Madonna della Provvidenza, la cui immagine rimase esposta dal 24 agosto per quaranta giorni all’altare maggiore, sempre assai venerata dal popolo romano, specialmente dai parrocchiani di S. Carlo. Tante preghiere vennero esaudite: il primo ottobre era cessato il morbo e l’immagine veniva restituita alla sua cappella, ove per un’intera settimana si celebrarono varie religiose pratiche di ringraziamento alla Vergine (33).

X - RESTAURO DELLA CAPPELLA
(1839 - 1841)

La notte del 13 febbraio 1839 mano sacrilega spogliava l’immagine della Madonna delle gioie che la ornavano. Per riparare il grave oltraggio recato alla Vergine, si pensò di restaurare la troppo umile edicola e darle forma più splendida che si potesse. Nel frattempo la sacra immagine fu trasportata all’altar maggiore.

I lavori vennero affidati al cav. Luigi Boldrini, che gratuitamente prestò l’apprezzata opera sua. Il cardinale Luigi Lambruschini, barnabita, allora Segretario di Stato, donò i quattro specchi di alabastro nuovo di Egitto, detto comunemente di S. Paolo, posti fra i pilastrini di giallo antico, che adornano sopra un alto basamento di africano le quattro pareti. Mons. Antonio Cadolini, pure barnabita, arcivescovo di Ancona, poi cardinale, si assunse la spesa del cancello, che perciò porta il suo stemma. Concorsero all’opera Maria Cristina, regina di Spagna, Luisa Carlotta di Borbone, duchessa di Sassonia, e il principe Carlo Torlonia; alla liberalità di lui si deve il grazioso altare decorato di due belle colonne scanalate di pavonazzetto.

La restaurata cappella, in cui si trasferì la sacra Effigie, venne inaugurata il 7 novembre 1841: il card. Lambruschini consacrò l’altare e compì altre sacre funzioni di quel giorno riuscite solennissime per straordinario concorso di popolo (34).

XI - PIO IX

E LA MADONNA DELLA PROVVIDENZA

Il Mastai, sin da quando era cappellano dell’Istituto Tata Giovanni, dovette entrare spesso nell’attigua chiesa di S. Carlo e prostrarsi dinanzi alla immagine di Maria SS. della Provvidenza.

Divenuto Pontefice, il 26 novembre 1847 ben volentieri accettò l’invito del P. Varenna, Procuratore Generale dei Barnabiti, di dare il proprio nome all’Arciconfraternita (35).

In seguito ben quattro volte venne a S. Carlo e vi supplicò la Madonna della Provvidenza. Le prime due fu in occasioni simili, condottovi, possiamo dire, dal Figlio di Lei sacramentato. Passando per via Giubbonari nel pomeriggio del 28 marzo 1851, s’incontrò nel SS. Sacramento, che veniva portato ad una povera inferma. Il pio Pontefice, smontato immediatamente di carrozza e presa in mano una candela accesa, si unì alla folla dei devoti ed accompagnò il Santissimo in casa dell’ammalata e poi alla chiesa di S. Carlo (36). Ricevuta la benedizione, entrò a pregare nella cappelletta di Maria SS., Madre della Divina Provvidenza (37).

Altrettanto fece Pio IX il 7 settembre 1855, quando, trovandosi vicino a S. Carlo, s’imbattè nel sacro corteo di clero e popolo, che ritornava dopo l’amministrazione del S. Viatico a un infermo. Subito il pio Pontefice, disceso dalla carrozza ed entrato in chiesa, volle assistere alle cerimonie prescritte in tale occasione dal rituale; poi nella cappella della Madonna si prostrò ad effondere i sentimenti di riconoscenza dinanzi alla prodigiosa immagine. Dette le Litanie con gli astanti, concesse l’indulgenza di trecento, giorni a chiunque ivi in seguito le recitasse (38).

Nel 1857 s’incominciarono i grandiosi restauri alla chiesa di S. Carlo, che la resero com’è attualmente, una delle più belle di Roma. Pio IX che li aveva incoraggiati e seguiti con vero interesse, volendo rendersi conto personalmente dello stato dei lavori, il 17 febbraio 1860 si recò sul luogo. Della visita pontificia diede ampia relazione il Diario di Roma: basterà qui riferirne il principio:

<< Nelle ore antimeridiane di venerdì 17 corr. la Santità di Nostro Signore con le persone della sua nobile anticamera volle recarsi a visitare i restauri da quasi tre anni incominciati nella chiesa di S. Carlo a’ Catinari… Il S. Padre nella Sagrestia ridotta presentemente all’uso dell’ufficiatura, pregò dinanzi la Immagine di Maria Santissima venerata sotto il titolo di Madre della Divina Provvidenza, e quindi entrato nel Tempio osservò primamente la cupola che maestosa e ardita s’innalza sopra la crociera… » (39).

I Barnabiti e i parrocchiani di S. Carlo attribuirono a speciale protezione di Maria SS. Madre della Divina Provvidenza l’essere scampati da ogni pericolo durante l’assedio di Roma del 1849. Nonostante i numerosi proiettili non si ebbe in parrocchia a deplorare alcun morto o ferito.

Tornato Pio IX alla sua sede dopo l’esilio di Gaeta, si celebrò la festa di ringraziamento, preceduta da solenne triduo, il 26 maggio 1850 (40).

La stessa protezione si ebbe a sperimentare pochi anni dopo in occasione dei restauri alla chiesa. Sebbene difficili e pericolosi fossero i lavori, tutti gli operai rimasero immuni da ogni disgrazia (41).

La chiesa, terminati i restauri, che durarono più di quattro anni, venne riaperta al pubblico il pomeriggio del 3 novembre 1861, vigilia di S. Carlo. Si iniziarono allora straordinarie funzioni, chiuse il 10 con la festa della Madonna della Provvidenza.

Ne diede avviso al popolo romano il card. Vicario Costantino Patrizi con un Editto, in cui, accennati i fasti del culto alla Vergine sotto il titolo di Madre della Divina Provvidenza, si indica l’ordine delle funzioni, prima delle quali è, alle tre pomeridiane del 3 novembre, la traslazione della venerata Immagine « dall’Oratorio detto della Neve presso la porteria dei PP. Barnabiti alla chiesa vicina, con processione per le vie principali della parrocchia ».

Nei giorni 7, 8 e 9, Triduo solenne in apparecchio. alla festa della Madonna, la cui immagine la mattina del primo giorno alle 5,30 venne trasferita dalla cappella all’altar maggiore (42).

Le funzioni si svolsero secondo l’ordine stabilito con incredibile concorso di popolo. Ma quello che nell’Editto non era annunciato e che aggiunse straordinaria solennità, fu la partecipazione dello stesso Pio IX. Riferiamo dal Diario di Roma (8 nov.) la parte che più direttamente interessa il culto della Madonna della Provvidenza:

« La mattina di giovedì 7 novembre alle ore 7,30 il Pontefice si recò a S. Carlo per celebrarvi la S. Messa.

Più di tutto ve lo induceva quella tenerissima devozione inverso la divina Madre di Provvidenza, di cui già aveva dato altre luminose testimonianze, e però fra gli otto giorni fissati per le indicate festività, sceglieva appunto il primo del triduo solenne che precede la festa della medesima Provvidentissima Madre, Ausiliatrice de’ cristiani, in quella sotto quel titolo venerata…

Entrata per la sacrestia alla chiesa, e adorato l’augustissimo Sacramento, Sua Beatitudine si metteva nel presbiterio della cappella maggiore in cui era esposta, fra molte faci, la portentosa effigie della divina Madre di Provvidenza.

L’immensa folla incentrava gli sguardi e gli affetti a quel punto, ove ai piedi del trono della madre di Dio era genuflesso il Padre dell’orbe cattolico >>.

Pio IX celebrò il santo Sacrificio, durante il quale distribuì la Comunione agli studenti barnabiti e a molti fedeli; poi assistette a un’altra Messa letta da uno de’ suoi cappellani segreti. Il Pontefice si intratteneva poi per una refezione nel cenacolo della Comunità (43), e disponeva che i sacri preziosi arredi che aveva usati nella celebrazione del divin Sacrificio rimanessero alla chiesa di S. Carlo (44).

Lo stesso Pio IX dopo il 1870 volle che in ogni giorno del mese si esponesse con particolare solennità un’Immagine di Maria SS. Tra le più insigni e venerate in Roma.

Questa pratica aveva il duplice scopo di riparare insulti sacrileghi fatti ad alcune di quelle Immagini, e di ottenere il materno aiuto della Vergine nelle speciali angustie in cui versava allora la Chiesa.

Tra le Immagini prescelte è quella della Madonna della Provvidenza, e il giorno fissato in suo onore è l’8 di ogni mese.

La pia pratica incominciata nel 1871 continua tuttora (45).

XII - L’INCORONAZIONE

Il Capitolo Vaticano il 4 novembre 1888 decretò che la sacra Immagine fosse ornata di auree corone (46); per l’augusto rito venne fissata la domenica 11 dello stesso mese (47). La cerimonia fu degnamente preparata e solennemente celebrata con immenso concorso di popolo (48).

Ma le corone della Madonna e del Bambino coi monili e voti preziosi attirarono l’avidità dei ladri, che la notte del 5 agosto 1914 di tutto spogliarono la venerata Effigie. Per riparazione dell’atto sacrilego, fu indetto un triduo predicato, al termine del quale la Madonna fu di nuovo incoronata il giorno della sua festa, 21 novembre 1915.

XIII - S. PIO X

Il santo Pontefice Pio X nel febbraio del 1904 ricevette paternamente più di trecento ascritti all’Arciconfraternita, e si degnò gradire una copia dell’immagine della Madonna della Divina Provvidenza, promettendo di farla porre fin da quella sera nella sua camera da letto.

Poco dopo riconobbe e ampliò le Indulgenze, i privilegi e gli indulti, che i suoi predecessori avevano concessi all’Arciconfraternita, accordò alla sede di questa la Messa votiva propria per tutti i sabati dell’anno; approvò lo scapolare proprio della Madre della Divina Provvidenza e l’arricchì di particolari Indulgenze (49).

XIV - SECONDO CENTENARIO

Con particolare solennità fu celebrata l’annua festa nel 1932, ricorrendo il secondo centenario del culto alla Madonna della Provvidenza in S. Carlo. Per l’occasione venne composto un ben riuscito Numero Unico, copiosamente illustrato, della Rivista «I Barnabiti »>; porta il titolo: «Mater Divinae Providentiae». Oltre la lettera del card. Pacelli in nome di S. S. Pio XI, esso contiene articoli (in prosa e in versi) di oltre una trentina di Barnabiti, i ¡ quali vollero portare il loro contributo di affettuosa venerazione alla provvida Madre celeste (50).

XV - LE FIGLIE DELLA DIVINA PROVVIDENZA

Il primo centenario del culto alla Madonna della Provvidenza passò inosservato: non ancora era invalso l’uso di simili commemorazioni. La festa quindi nel 1832 si celebrò col programma solito. Ma proprio in quell’anno l’8 settembre, Natività di Maria SS., sbocciava all’ombra di S. Carlo il fiore più bello della Madonna della Provvidenza. 

In un’umile stanzetta di via Falegnami, che si protraeva allora, prima dell’apertura di via Arenula, sin presso la chiesa, il parroco P. Tomaso Manini vestiva di modesto abito religioso tre giovani, dando così principio a una nuova Congregazione.

Egli le voleva chiamare Figlie della Divina Volontà: il popolo le chiamò Barnabite, ma prevalse ben presto un altro nome più significativo, quello di Figlie della Divina Provvidenza. In questo nome era espresso il luogo di origine, il programma, lo spirito della nuova istituzione.

Costretta dall’attuazione del piano regolatore, che ne demolì la culla, a cercare altra sede, essa la trovò finalmente al Testaccio, quartiere allora quasi affatto privo di assistenza, e qui le Suore, con a capo la Fondatrice Elena Bettini, ora avviata all’onore degli altari, furono vere ministre della Divina Provvidenza, a cui esse stesse con piena fiducia si abbandonavano come figlie. E furono davvero provvidenza per l’abbandonato rione, come lo furono in tutti gli altri luoghi, in Roma e fuori, in Italia e all’estero, ove aprirono case e scuole (51).

XVI - OMAGGIO PERENNE

  1. a) Mese di maggio

Con la devozione alla Madre della Divina Provvidenza si collega in S. Carlo la pratica del mese mariano, durante il quale s’intende particolarmente onorare la Madonna, la cui venerata effigie rimane esposta «< con vago apparato di drappi e di lumi » all’altar maggiore.

La pia pratica ebbe principio nel 1865: predicò il barnabita Paolo Stub, missionario apostolico a Bergen in Norvegia. La vigilia della festa di Maria Ausiliatrice il prodigioso quadro si collocò nel centro di una magnifica raggiera di legno dorato, squisito lavoro d’intaglio e dono di Tomaso Mazzani, canonico di S. Giovanni Laterano (52).

  1. b) Associazione per promuovere il culto della Madonna della Provvidenza (53)

<< Fu desiderio di molti ascritti che ai vantaggi comuni, altri se ne aggiungessero più particolari sia in vita che dopo morte, e, così, il 24 febbraio 1889 fu decisa la istituzione della Pia Opera dell’Obolo, che approvata il 24 maggio 1889 dal P. Generale dei Barnabiti, ricevette poi dal cardinale Vicario Lucido M. Parocchi la conferma canonica.

Questa pia Associazione ha per iscopo di rendere perpetuo e più solenne il culto della miracolosa Immagine e di procurare a tutti e singoli gli ascritti vantaggi speciali in vita e suffragi dopo morte.

La pia Associazione, benedetta da S. Pio X e approvata nuovamente dai cardinali Vicari Respighi e Pompili, prese uno sviluppo veramente consolante.

Gli ascritti desideravano avere il proprio labaro con l’Immagine della Madonna della Provvidenza. Questa fu tratta dall’originale dal valente pittore prof. Temistocle Varucca, e il ricamo venne eseguito dalle Suore Pallottine di S. Agata dei Goti, e fu benedetta la sera della domenica 15 marzo 1925 dal card. Ranuzzi de’ Bianchi » (54).

  1. c) Altre pratiche

Per onorare la Madonna della Provvidenza si fanno in S. Carlo le seguenti pratiche:

Ogni giorno feriale si celebra la prima S. Messa all’altare della Provvidenza con recita del S. Rosario e preci.

Ogni sabato, SS. Messe della Madonna per gli ascritti all’Arciconfraternita, vivi o defunti, preghiere e litanie.

Il primo sabato del mese, S. Messa, preghiere, recita delle litanie per il ritorno della chiesa greco-russa all’unità cattolica.

L’otto di ciascun mese, giorno fissato dal Vicariato per suppliche speciali alla Vergine: a sera S. Rosario, Esposizione del SS., preci speciali, canto delle litanie, Benedizione.

Durante il mese di maggio, come per l’annua festa di novembre, il quadro della Vergine è esposto all’altar maggiore; poi è riportato alla cappella processionalmente (55).

  1. PREMOLI, Storia dei Barnabiti dal 1700 al 1825, Roma, A. Manuzio, 1925, pp. 120-122.
  2. Barnabita di molta pietà e dottrina, scrittore ascetico assai stimato e biografo erudito e critico. Nato a Fara Sabina nel 1575, morì a Roma nel 1635.
  3. Per notizie biografiche vedi App. 2, p. 44.
  4. Del pellegrinaggio lauretano e delle pratiche col Card. Leni il P. Palma stese una relazione per il P. Generale Giulio Cavalcani: l’originale è nell’archivio di S. Barnaba in Milano, e fu pubblicato quasi testualmente dal P. Matteo Marioni sulla rivista parrocchiale di S. Carlo a’ Catinari, « Vita nostra », ott. 1927-febb. 1928. Questa relazione non dovette essere consultata dal P. Cacciari, che nelle Memorie intorno alla chiesa… pp. 24-26, incorse in alcune inesattezze rilevate dal P. Marioni (« Vita nostra », aprile 1928, p. 2): le stesse inesattezze furono ripetute in Memorie intorno alla prodigiosa imagine di Maria SS. M. della D. P., Roma, 1888 (pp. 17-18).
  5. PREMOLI, op. e l. c., donde tolgo quasi alla lettera il racconto, basato, come si può vedere dalle note, su documenti irrefragabili.
  6. Questo ricaviamo da una lettera del P. Fanti al P. Assistente Ribiollet (20 genn. 1677): « Benedetto sia il P. Landriani per la risoluzione di adornare e di porre in coro quella Madonna Santissima che io trasportai da S. Paolo e che fu messa in capo alla scala » (Reg. gen.); e dagli Atti triennali del Collegio di S. Carlo: «Erat mens piissimi P. (Landriani) suas expensas dicare Virginis imagini in muro depictae, quae olim a Collegio D. Paulli huc delata in una ex thecis quae sparsae per scalam maiorem invisuntur, collocata fuit, de qua fama est claruisse miraculis ».
  7. Continuano gli stessi Atti: « Sed dum architectus instrumentis ad id accomodatis eam e loco conabatur deponere, non sine maximo eiusdem R. P. Procuratoris generalis (Landriani) omniumque collegialium dolore disrupta est. Quod damnum Architectus digna ex parte reparavit dono imaginis Deiparae in tela delineatae cum cornicibus deauratis, quae in illius locum suffecta est ».
  8. Adolfo Venturi (nell’«< Enciclopedia Italiana » alla voce Scipione da Gaeta) lo dice morto verso il 1597. – Cfr. DELLA VALLE, note al Vasari, Firenze, 1772, vol. II, p. 117; Nuovo Dizionario storico, Bassano, 1796, tomo XVI, p. 88; LANZI, Storia pittorica, p. 256; G. BAGLIONE, Le vite dei pittori, scultori e architetti, Roma, 1642, p. 52; L. MARIOTTI, Cenni su S. P. da Gaeta, in « l’Arte » XXVII (1924), pp. 27-38; A. VENTURI, Storia dell’arte italiana, IX, VII, Milano, 1934; TOMASSETTI, Il Pittore Scipione Pulzone detto Gaetano, e il ritratto di Marco Colonna, Roma 1928; FEDERICO ZERI, Pittura e controriforma: L’arte senza tempo di Scipione da Gaeta, Torino, Einaudi, 1957.
  9. Mater Divinae Providentiae. Nel secondo centenario ecc., pp. 7 ss.
  10. Un duplicato del quadro si trova nella pinacoteca Borromeo all’Isola Bella sul Lago Maggiore. Un terzo esemplare, ritenuto pure del Gaetano, lo possiede la famiglia del card. Sili; e in una Sacra Famiglia del medesimo, che è a Villa Borghese (Villa Umberto), la parte superiore del gruppo della Madonna e del Bambino replica il quadro di S. Carlo a’ Catinari. Questa Sacra Famiglia è riprodotta a p. 74 del citato opuscolo M.D.P. Nel secondo centenario.
  11. Il medesimo pensiero, così pio e consolante, aveva saputo riprodurre in eleganti versi latini il P. Tranquillino Moltedo, barnabita:

Quamvis oculos in unum figis obtutu placidos Iesum, Nos tuo in Nato tibi blandiente aspicis omnes. Aspicis seu nos miseros egestas, seu premit dirus pavidos tiramnus: quam iuvat Matris tenerae immorari semper in ulnis.

(Ufficio della Madonna della Divina Provvidenza, inno alle Lodi).

  1. Il Premoli, o. c., p. 121, ha 1734: ma la data tradizionale adottata per le feste bicentenarie è l’anno 1732. Il P. Dubois precisa il giorno, 13 luglio, sesta domenica dopo Pentecoste.
  2. Era nato a Brescia nel 1670. Fu professore di filosofia e teologia nel collegio di S. Alessando in Milano, superiore e maestro di noviziato a Monza, parroco per 18 anni di S. Carlo a’ Catinari, ove morì il 5 marzo 1740. Si distinse per zelo del culto divino, devozione alla Madonna, assistenza agli infermi.
  3. E’ tradizione che l’abbia dipinta un fratello laico barnabita.
  4. Probabilmente questo titolo fu ispirato al P. Maffetti dal culto che la Madonna della Provvidenza già aveva presso le Angeliche di Milano: vedi App. 3, p. 46.
  5. Acta Coll. S. Caroli.
  6. Ivi, a. 1742: < R. P. D. Marius Maccabei aram erigi fecit ante imaginem B. M. V. de providentia nuncupatae, in qua primus sacrum fecit A. R. P. Generalis die 28 Junii.>
  7. Isaia IL, 15. 
  8. Luc. XII, 27 ss. 
  9. Par. XXXIII, 13-21.
  10. Ne è riportato un saggio nelle citate Memorie…, pp. 29 ss.; vedi pure pp. 107 ss.
  11. Memorie, p. 28; cfr. pp. 50-51, Doc. 1, Acta Collegii S. Blasii et Caroli, a. 1739.
  12. Fin da quando era arcivescovo di Bologna si mostrò assai propenso verso i Barnabiti: si valse della loro opera e consiglio per il bene della Chiesa, e volle che uno di essi fosse il suo confessore.
  13. Vedi Doc. 2, pp. 54-55. La festa della Madonna della Provvidenza è fissata la seconda domenica di novembre. 
  14. Vedi Doc. 3, p. 56.
  15. Com’è noto, l’invocazione Auxilium Christianorum fu introdotta nelle Litanie da S. Pio V dopo la vittoria di Lepanto.
  16. Rescritto 10 Marzo 1834. – Vedi Memorie, pp. 65-66.
  17. Nel 1683, essendo Vienna stretta d’assedio dai Turchi, un cappuccino, che predicava nella chiesa parrocchiale di S. Pietro in Monaco di Baviera, esortò i fedeli a mettersi sotto il patrocinio di Maria SS., da tempo in quella chiesa venerata sotto il titolo di Ausiliatrice dei Cristiani, affine di ottenere la liberazione dei cristiani dalla prepotenza ottomana. Ottenuta la vittoria, Massimiliano di Baviera, che in quella guerra aveva avuto il comando di una parte dell’armata cristiana, chiese al Pontefice Innocenzo XI che stabilisse una pia Associazione a ricordo del grande avvenimento. Il Papa eresse la nuova Confraternita e l’arricchi di varie Indulgenze. 

Una tale devozione si estese ben presto in tutto il mondo cattolico e naturalmente anche in Italia. Molti domandavano di iscriversi alla nuova Associazione. Essendo difficile per la distanza dei luoghi soddisfare al desiderio di tanti buoni cristiani, Pio VI credette bene concedere ai Pisani l’erezione della Confraternita del Santo Amore di Maria SS. Ausiliatrice, da considerarsi unita a quella di Monaco con reciproca partecipazione dei privilegi e beni spirituali. Pio VII poi istituì la festa liturgica di Maria SS. Ausiliatrice dei Cristiani da celebrarsi il 24 maggio.

  1. Vedi Doc. 4, p. 58.
  2. Diario di Roma, 13 sett. 1807.
  3. L’anno seguente fatto Cardinale. 
  4. CACCIARI, p. 47.
  5. Acta Coll. SS. Blasii et Caroli, a. 1837.
  6. Il Lambruschini sentì sempre una tenera e particolare devozione alla Madonna della Provvidenza, e volle essere sepolto sotto la cappella: lo ricorda la iscrizione in caratteri metallici dettata da mons. Pacifici.
  7. L’avvenimento è così riferito negli Atti del Collegio di S. Carlo: « Immortale decus hac die Sodalitati nostrae accessit: nam instante R. P. D. Felice Varenna Procur. Gen. Et Vicario Collegii, Pius IX Pontifex Maximus indulgentissimus, Augusto nomine suo inscripto, Religiosam Sodalitatem Mariae Sanctae, Divinae Providentiae Matris, in aedibus nostris constitutam ultro ingreditur ».

Dalla pagella ritrovata fra le carte di S. Antonio M. Claret, risulta che egli pure, nel 1841, si era iscritto all’Arciconfraternita della Provvidenza.

  1. Vedi Doc. 1, p. 53, Ex Actis Coll. SS. Blasii et Caroli: 28 mart. 1851: « Dies fastis adscribenda… ».
  2. Questa particolarità è accennata nella relazione che del fatto danno le citate Memorie, p. 122.
  3. Ex Act. Coll. SS. Blasii et Caroli 7 sept. 1855: «Christi Corpus ad quemdam infirmum delatum fuerat, quando, redeunte in Ecclesiam Clero et populo frequentissimo, Summus apparuit Pontifex, qui e curru descendens Ecclesiam ingressus est. Sacro ritu peracto Sacellum adivit Beatae Marie Virginis a Providentia, ibique in genua provolutus Deiparam dulcissimam enixis precibus salutavit: et ipse postea a nobis expostulatus Indulgentiam tercentum dierum elargitus est omnibus, qui ante ipsius Virginis Imaginem Litanias Lauretanas in posterum recitabunt ».
  4. Ex Actis SS. Blasii et Caroli: «17 feb. 1860 XIII Kalendas Martias – Bonum factum. Sesquihora ante meridiem Sanctissimus D. N. Pius IX dignatus est succedere aedibus nostris. Faustissimi eventus narrationem describere placet verbis ex Ephemeride Romana N. 42 mutuatis… ».
  5. Per l’occasione fu posta sulla porta della chiesta questa iscrizione:

MARIAE SANCTAE VIRG. GENITRICI DEI D. N. – QUOD PROVIDENTIAM AUXILIUMQUE CHRISTIANOR. – IN MAXIMA SEDITIONE TURBISQ. CIVIUM – SALUTARIS ITEM EXPUGNATIONIS PERICULIS – SUO SIBI PRAESENS NOMINE VINDICAVIT – RESTITUTA CUM PONTIFICE TRANQUILLITATE LAETITIA. SODALES BARNABITAE – CLIENTESQUE OPTIMAE PATRONAE CURIALES EXTRANEI – HONORES HABENT. GRATIAS REFERUNT- VOS NE CIVES DEESTE BONI (CACCIARI, p. 52 nota).

  1. Alla celeste protezione sperimentata in questa duplice circostanza accenna il card. Patrizi, Vicario di S. S., nell’Editto promulgato ai Romani pochi giorni prima che il tempio restaurato si riaprisse al culto. (Cfr. Memorie cit., pp. 131 ss.).
  2. Sulla porta maggiore leggevasi l’iscrizione:

« Quod primum in Orbe terrarum Karolo Borromeo A sodd. Barnabitis dedicatum ac postea Effigie augusta -D. N. Mariae Adiutricis providentissimae – magno cultorum fructu nobilitatum est – nunc splendidiore ornatu renidet – adestote Quirites hospitesve – adestote ad solemnia in octavum diem – honori utriusque ».

  1. Il cenacolo è ora adibito a salone parrocchiale. Vi fu scolpita in marmo questa iscrizione del P. Luigi Bilio, poi cardinale e vescovo di Sabina:

VII, IDUS NOVEMBRIS  AN MDCCCLXI PRIMO DIE SOLEMNITATUM MARIAE MATRIS DIVINAE PROVIDENTIAE PIUS IX PONTIFEX MAXIMUS SACRIS OPERATUS EST IN TEMPLO N EIUS VOLUNTATE SPLENDIDIUS NUNC EXORNATO NOS OMNES LAETITIA GESTIENTES ADMISSIONE ET ADLOQUIO DIGNATUS EST.

  1. «… Vestes, vasa sacra, missalis liber quibus in sacrificio usus est munificentissimus Pontifex mnemosinon Ecclesiae nostrae dono data sunt: eorum pretium ad scutat. mille circiter aestimatur» (Ex Act. Praep. Gen., 7 nov. 1861).

Questi arredi sono specificati nelle citate Memorie, p. 129: « … una ricca pianeta ricamata in oro, un calice aureo di finissimo lavoro in cesello e smalti a musaico, ampolle e bugia pure esse pregevolissime, oltre il messale e i sacri lini degni della maestà e della munificenza di un tanto Pontefice ».

  1. Vedi App. 5, p. 49.
  2. Da tempo i Barnabiti di Roma pensavano di ottenere questo supremo decoro alla venerata Effigie: varie difficoltà ritardarono il compimento di tale desiderio. Facilitò le pratiche la incoronazione fatta l’anno 1887 della Immagine della Madonna della Provvidenza venerata in Napoli nella chiesa dei Barnabiti in S. Maria di Caravaggio.
  3. Ne dava l’annuncio alla Congregazione il P. Generale Alessandro Baravelli con circolare in data 4 nov. 1888; in essa, dopo aver accennato al culto sempre tributato dai Barnabiti alla Madonna, ordina che in tutte le chiese dell’Ordine, il prossimo 11 novembre, si dia solenne Benedizione eucaristica dopo il canto delle Litanie e del Te Deum, con gli Oremus: Deus, cuius misericordia, e Deus, cuius Providentia.
  4. Vedasi l’opuscolo: Per la solenne incoronazione della Prodigiosa Immagine di Maria SS. Madre della Divina Provvidenza Ausiliatrice de’ Cristiani venerata in Roma nella Chiesa di S. Carlo a’ Catinari dei PP. Barnabiti. Descrizione e Discorsi, Roma, Tip. della Pace di Filippo Cuggiani 1888, pp. 123.

La Descrizione che precede i Discorsi fu pubblicata anche a parte con lo stesso titolo (pp. 24).

  1. S. R. C. Decretum diei 24 februarii 1904; S. C. Indulgentiis sacrisque Reliquiis praepositae Rescriptum diei 27 apr. 1904; Pii PP. X autographa Rescripta diei 16 aug. et 9 nov. 1905, 20 ian. et 14 apr. 1908; S. R. C. Rescriptum diei 8 ian. et 13 feb. 1908; Litt. et Const. SS. Pontificum pro CC. RR. S. Pauli Ap., pp. 809- 311 et 341.
  2. I P. Generale Ferdinando Napoli scrisse per l’occasione la Circolare 29 gennaio 1932. Vedi Doc. 6, p. 62.
  3. Con delicato pensiero le Figlie della Provvidenza, celebrandosi il 125° della fondazione dell’Istituto, vollero ricordato il luogo d’origine e la loro divina Patrona: il 25 marzo 1958 convennero in S. Carlo le Suore e le numerosissime alunne delle tre Case romane (Testaccio, Quadraro, Città Giardino) per la S. Messa cantata dal R.mo P. Emilio Schot, Proposto Generale dei Barnabiti.
  4. Alla non lieve spesa concorsero i sodalizi aggregati e gli ascritti all’Arciconfraternita. La chiusura del mese mariano fu quell’anno celebrata con grande solennità e straordinaria illuminazione della chiesa, dentro e fuori.
  5. Questo è il nuovo titolo approvato dal Vicariato: con esso d’ora innanzi sarà chiamata la pia istituzione, della quale qui si parla.
  6. Vita nostra (Bollettino parrocchiale), Roma, febbr. 1925, p. 6
  7. Alla Madonna della Provvidenza venne nel dicembre 1926 intitolato il Circolo femminile della parrocchia di S. Carlo a’ Catinari.

 Dal 1910 per iniziativa del P. Matteo Marioni si pubblicò il Bollettino mensile «Arciconfraternita di Maria SS. Madre della Divina Provvidenza Ausiliatrice dei cristiani », divenuto poi col titolo << Mater Divinae Providentiae – Mater orphanorum >> organo ufficiale dell’opera del P. Semeria: nel 1933 il Bollettino parrocchiale di S. Carlo a’ Catinari, che prima s’intitolava Vita nostra, riprendendo la pubblicazione ad opera del P. Borsieri, prese il titolo: «La Madonna della Provvidenza ».

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